Serbia Preston Challenge 2016. Art di Fabrizio Fracassi

                                                      SERBIA  PRESTON CHALLENGE  2016

                                 Brogliaccio di bordo, a cura di  Fabrizio Fracassi  ( io disabile )

 

11 Maggio, sono le 07,30 del mattino, partenza per la Serbia.  Sono in macchina con Roberto Generali, mio compagno della lenza Mantovana, bolognese simpaticissimo, che mi ha preso su a Monselice –PD-, dove risiedo. Facciamo pochi chilometri in autostrada e dopo Padova Ovest, ci ricongiungiamo, in un autogril, con il resto della carovana,parte della lenza Mantovana, con Mario Molinari, Alberto Ottini, Daniele Goria e Gregorio Monego detto il “Greg” e poi gli azzurri con il CT Maurizio Setti, Mirko Govi, Andrea Canaccini, Angelo De Pascalis, Massimo Vezzalini e Marco Mazzetti. Ma la vera sorpresa perché carica di energia e’ , l’inviata di Match Fishing, Natascia Baroni, simpaticissima ragazza marchigiana e conoscitrice del mondo della pesca, al seguito della nazionale come reporter. Veloce caffe’, sigaretta e si parte. Risalito in macchina, avevo dentro di me un vulcano di emozioni, stringere la mano e fare la conoscenza degli azzurri, affrontare un viaggio così lungo per la mia patologia ( sclerosi multipla) ritornare in Serbia dopo 15 anni( dove tutto era iniziato, per i bombardamenti con uranio impoverito, la causa più accreditata della mia sclerosi multipla), era un baillame di pensieri nuovi e vecchi che si rincorrevano, misti all’eccitazione.  Cosa avrei ritrovato? Cosa mi aspettavo? Quale sarebbe stata la mia reazione? Soltanto arrivando in quel paese, ex teatro di guerra l’avrei scoperto. Comunque il viaggio scorre tranquillo tra una fermata e l’altra, e io sto bene, il mio compagno di viaggio e’ ottimo interlocutore, arguto intelligente, e’ un ragazzo del 1946, e si, averli e non dimostrarli, con il quale e’ piacevolissimo parlare, di tutto, politica, sport, sociale, privato. E tra un discorso e un altro arriviamo a Novi Sad, arriviamo dalla strada collinare a Nord-Ovest, entriamo quindi in città attraversando uno dei due ponti distrutti dalla guerra del 1998-2001, Si ergeva nel suo splendore totale, alta tecnologia, nuovo, ricostruito dalle ceneri del vecchio, ma l’occhio mi va sulla mia dx, in alto su una collinetta prima del ponte stesso, ed e’ rimasto come allora, con le sue ferite e dilaniato sulle sue facciate e sul tetto, da bombe e proiettili scagliati dall’alleanza Nato, era la palazzina della TV di Novi Sad, e dentro di me in un attimo ho rivissuto un flash back, ho risentito il fragore delle esplosioni e il criptio delle mitragliatrici. Ma tutto si e’ dissolto in un attimo, passato il tunnel,alla fine del ponte, ecco la citta’, ma la cosa a me gradita, e’ aver rivisto la torre sulle montagne di fronte, alta 96 mt, dove avevamo installato apparecchiature per il network telefonico Telekomserbjia, il mio lavoro, costruivo reti telefoniche. Era stata risparmiata dalla guerra, probabilmente, a differenza della gemella di Belgrado, abbattuta, nn era stata inserita come obbiettivo sensibile. Comunque dopo tutto questo riavvolgersi della pellicola, arriviamo nel nostro Hotel, bellissimo, moderno, e cosa ancor piu’ gradita, si ergeva sulla sponda del Danubio, spettacolare, il tempo di scaricare bagagli e attrezzature, una doccia veloce, che si era fatta ora di cena. Ero partito dall’Italia con questa voglia , Pljeskavica e Cevapi,  la prima una sorta di hamburger e la seconda salsiccia, tutto accompagnato da un misto di verdure, zucchine, pomodoro, peperone con il loro condimenti tipici e poi un bicchiere di pivo ( birra ). Buonissima cena ed anche i miei compagni di avventura hanno gradito andando alla ceca e fidandosi di me. Con il personale dell’hotel scambio qualche frase in serbo, rimangono sorpresi piacevolmente, e continuo nel sciolinare il mio serbo, misto all’inglese, il dialogo con lo staff, mi sorprendo io, da solo, nel ricordarmi a distanza di anni, una lingua nn convenzionale per noi, ma a me familiare, e’ stato bellissimo.  Si va a letto stanchissimi, anche perche’ la mattina , sveglia alle 06,  ricca colazione, magari cappuccio e briosche, no, uova, bacon, formaggio, pane yogurt, insomma colazione internazionale, che io non amo, ma mi adeguo. Finito il breakfast, ci dirigiamo sul campo gara, un canale navigabile lungo circa 400 km che congiunge due anse del Danubio, bellissimo specchio d’acqua, erba tagliata all’inglese, accessibile per macchine e furgoni, e anche per uno come me, che si muove in carrozzina o per brevi tratti con le stampelle, organizzazione impeccabile, complimenti davvero. Mario Molinari cerca qualcuno dell’organizzazione e si fa dire quale settore potevamo occupare per iniziare le prove, non ufficiali, ritorna, e dice, “ settore D “  bene, ritorniamo indietro per un km circa, e si inizia a scaricare l’attrezzatura, la nostra nazionale, si e’ posizionata a sx di dove eravamo noi della lenza Mantovana. Si iniziano a bagnare le lenze, Vedevo il CT Setti fare avanti e indietro macinando KM per osservare le diverse nazionali insieme alla Natascia, che iniziava il suo reportage. Avevo i brividi a 1000, ero al fianco di un mio idolo da ragazzo, Mario Molinari, e poi vedevo la Nazionale ( non importa che sport rappresenti, e’ solo la Nazionale, e ciò basta), avete presente quando fate un dono ad un bambino? Leggere nei suoi occhi la felicita’, la sorpresa e l’incredulità? Bene quel bambino ero io. Si signori, stavo assistendo ad una gara premondiale, dall’interno, waooooooo.  Ma tutto passa in fretta, il CT Setti che viene da me e mi mette al corrente di quello che stà succedendo lungo tutta la sponda del canale, riferisce a me, io sono Fabrizio, non sono un atleta della Nazionale, sono un disabile fortunato a stare qui, ad assistere a questo evento mondiale. Ma il CT mi considera uno della spedizione, uno di loro, e questo mi ha reso orgoglioso, ma anche sorpreso . Dopo ho capito, ho capito che uomo e’ il CT Setti, un uomo umile, semplice, alla mano, un pescatore, che fa il suo lavoro con passione e consapevole della responsabilità e delle aspettative che deve portare sulle sue spalle. Confesso che quel giovedi 12 Maggio, difficilmente lo scorderò. Bene, si rientra alla ns base logistica, il ns hotel, veloce briefing con i ragazzi, si snocciolano le impressioni avute dal campo gara, forse si cercavano conferme, ma era rimasto qualche dubbio da dipanare il giorno dopo. Quindi doccia, cena, altro long meeting tenuto dal CT e tutti a nanna.  Arriva il venerdi, sveglia prestissimo, colazione e siamo di nuovo sul campo gara, prove ufficiali,  quindi si simula la gara, si e’ soli con se stessi, con i propri pensieri ognuno si dirige al proprio picchetto, dopo aver fatto la distribuzione delle pasture e delle esche, e le ultime raccomandazioni del CT e di Mario Molinari. Mentre con Roberto stiamo andando alla ns postazione, passiamo davanti al gazebo dell’organizzazione, e scorgiamo Mario che dialoga con due persone, una la riconosco al volo, e come nn potrei, il mitico Tommy Pickering coach delle nazionali inglesi, dico a Roberto di fermarsi un attimo, scendo con le mie stampelle, mi avvicino, e Mario fa le presentazioni, mentre gli stingo la mano, e’ con emozione che mi esce con un filo di voce, “ nice meet you Tommy “. Mi risponde garbatamente dicendomi che e’ onorato lui, di conoscermi, perché dopo diversi scambi di msg e mail finalmente può stingermi la mano. Si ricordava tutta la ns corrispondenza avvenuta tra marzo ed aprile, dove lo invitavo a venire in Italia per l’evento che avevamo organizzato per raccogliere fondi per la sclerosi multipla, che personaggio. Nel frattempo Mario mi presenta un altro CT,   Ian Van de Schelde, coach degli orange, la nazionale olandese, ero in visibilio, tanta roba ragazzi. Bene scambiate quattro chiacchiere e foto di rito, ci accingiamo a raggiungere la ns postazione. Roberto inizia a scaricare il tutto ( vi dico che e’ un lavoro ) la preparazione e’ maniacale, si cura tutto nei minimi dettagli. Si inizia, ma anche la pioggia vuole prendere parte a questo evento, e’ martellante, nessuno si muove dalle proprie postazioni, escono le cerate, con i colori dei vari sponsor, gli ombrelloni, e si continua, fino alle 15,00. Si ritira tutto si aspettano le varie macchine e i vari furgoni che ritirino su tutta la attrezzature, e alle 16,00 riunione dei capitani. Esce anche il sole che fa da corollario a questo magnifico scenario.  Si assegnano i settori ai vari componenti, ( 155 garisti in tutto ) si discute, piu pescoso meno pescoso, forse, ma, si potrebbe,  ma le estrazioni dei settori sono cosi, con più o meno fortuna. E ritorna la sera, prima di cena, i ragazzi sono tutti concentratissimi e tirati in volto, consapevoli che , possono fare un ottimo risultato, si confrontano scambiano pareri e idee, abbozzano strategie, per raggiungere l’obbiettivo, rientrare nella top teen. In mezzo a tutto questo vociferare, ogni tanto ci scappano delle fragorose risate, e chi ne poteva essere l’artefice, se non il Cana ( Canaccini ) e il Capoccia Michele, che nel frattempo si era congiunto a noi, arrivando il giovedi,due ragazzi dalle battute pronte e pieni di spirito, ma questo stava a significare che il morale era altissimo, suffragato anche dalle certezze del ns CT Setti.  Cosi finiva anche la serata del Venerdi, tra battute e risate.  Arriva il tanto atteso Sabato, gara 1,  faccio la conoscenza di altri due big, Damas Walter, campionissimo e CT della nazionale ungherese e di Steve Ringe, colonna portante e number one della nazionale inglese, anche qui gentilissimi, hanno posato con me per le foto di rito.  Non c’e’ tempo per trastullarsi, io mi fermo in macchina dietro il picchetto di Steve Ringe, mi colpisce la sua maniacale preparazione dell’attrezzatura, e tutto ha un perché. Nello stesso  settore c’è il ns Cana ( Canaccini ),  ottimo banco di prova per l’azzurro. Si ode la sirena, i giudici vanno avanti e indietro, c’è frenesia nell’aria,  si vede a occhio su tutta la sponda il ritmo con cui i concorrenti caricano i loro pasturatori , innescano e lanciano, sembra quasi di assistere ad una sinfonia orchestrale. Si và avanti, trascorrono le prime due ore con pochissime catture e pesci di piccola taglia, il meteo aveva ragione, a mezzogiorno inizia a piovere a dirotto, e tutti con fuori le cerate e gli ombrelloni, ma il campione inglese, no, rimane imperterrito, metodico sotto la pioggia, solo con su la felpa ed il cappellino. Inizia a carburare, le sue catture si susseguono, regolari, e a fine gara, con il suono della sirena e dei clacson, alla pesa, risulta primo  di settore con 3200 gr, ma la sorpresa arriva dal ns Cana, il suo peso è di 2010 gr, si piazza terzo battuto da un ungherese per la seconda piazza, di solo 20 gr. Ma va benissimo. Intanto continua a piovere, e c’e’ la sorpresa,  Mirko Govi, nel settore E, fa primo assoluto con 4800gr. Grande Mirko e grandi ragazzi. A fine gara, L’Italia risulta 7°,  ma davanti alla nazionale inglese 2, ottimo risultato, Prima la nazionale 1 d’oltre manica con a seguire olandesi e ungheresi. Positivissima la giornata. Noi della lenza Mantovana facciamo 21° ma su 31 squadre, niente male per degli esordienti, siamo tutti contenti. La serata scorre come sempre, tra briefing, risate e in bocca al lupo. Il tempo di poggiare la testa sul cuscino, che suona la sveglia. Pronti, via si ritorna sul campo per gara 2, solo che io rimango in albergo, brutto mal di stomaco, mannaggia. Va bene, con il cuore sono con i ragazzi. Il tempo scorre lentissimo, tra TV , social network, e chiacchiere con le ragazze dell’hotel, il mio serbo migliora sempre di più, è un piacere sentire la mia fluidità di questa lingua ( bravo Fabrizio) . Così tra una chiacchiera ed un’altra, arrivano le 18, e si affacciano i ragazzi nella hall dell’hotel, mi dicono della tanta acqua e vento presi, ma sono contenti, 6° alla fine delle due giornate, vince l’Ungheria davanti all’Olanda e l’Inghilterra, in pratica, soverchiato il risultato di gara 1 e per lo più, pronostico rispettato. Nel feeder sono le nazionali da battere. Ma udite udite, vedevo comunque una certa euforia, il Cana, nel suo settore il B, il meno pescoso insieme allo A,  fa primo di settore , relegando al 10° posto, Steve Ringe, capitato con lui anche in gara 2. Grande Andrea Canaccini, un po’ ribelle, ma di altissimo spessore tecnico. Contentissimi anche noi della Lenza, finiamo al 20° posto, e nn è poco, ve lo assicuro, in mezzo a tutti quegli antagonisti agguerriti, con il pugnale fra i denti.Comunque i ragazzi sono distrutti, ceniamo, dopo due veloce chiacchiere facciamo il check-out, e via a letto. Ci attendono 900 km di strada per il rientro in Italia.  Sveglia alla 05,00 carichiamo i bagagli, ricca colazione alle 06,00 e lasciamo Novi Sad. Confesso che ho provato nostalgia, ho passato , nonostante la guerra, 3 anni e mezzo bellissimi in questo paese, però, bisogna rientrare. In macchina si parla poco, si ripensa a questi 5 giorni, poi piano piano si comincia con i discorsi tecnici. Nel frattempo arriviamo alla frontiera, facciamo velocemente, e siamo in terra croata. Dopo circa 3 ore ci fermiamo in autogril , per un pasto fugace ed un caffè, c’e’ il sole, bellissima giornata dopo tanta pioggia. Arriva il momento dei saluti, si, ci salutiamo li, in terra croata, perché nn ci sarebbe stata un’altra sosta. Arrivano i ragazzi Azzurri, Canaccini, De Pascalis, Govi, Vezzalini e Mazzetti, arrivano anche il CT Setti e la simpaticissima Natascia Baroni. Mi colpiscono le parole del CT,  mi dice “ e’ stato un onore conoscerti, sei uno tosto”  ed io , “mister, mi scuso se ho arrecato disturbo” e lui con il suo accento emiliano   “  ma scherzi, quando vuoi sarai sempre il benvenuto” . Mi si gonfia il petto di orgoglio, onestamente mi sono anche emozionato. Bene, ci salutiamo anche con il resto della Lenza Mantovana,  Roberto Ottini, ( torniamo in giugno a vedere il mondiale? ) Daniele Goria, Gregorio “ Greg” Monego, ed infine il maestro Mario Molinari.   Alle ore 16,30 sono a Monselice, ringrazio Roberto Generali, persona fantastica e generosa,  direi per la sua generosità, uomo di altri tempi, il mio chauffeur per 5 giorni, un cuore grande come una casa.

Certo mettere le emozioni su carta, non è semplice, in questo mio racconto, spero di essere riuscito, a chi leggerà, di aver trasmesso almeno una piccola parte di quello che io ho provato , e vi assicuro che provare tante sensazioni tutte insieme, viverle dal di dentro, ti lascia qualcosa di positivo, ti arricchisce il bagaglio tecnico ed umano, ti lascia il dolce in bocca.  Spero ci siano ancora altre opportunità per vivere questi sogni live.

Vi ho raccontato tutto questo mio vissuto, come una persona normodotata, ma nn lo sono, la sclerosi multipla, diagnosticata nel 2005, a soli 46 anni, mi ha costretto su una sedia a rotelle, ma come diceva il grande Freddy Mercury in una sua celeberrima canzone “ The show must go on”  la vita continua. Si amici miei, tante volte la disabilità è nel cervello e nn nel fisico. Si può fare, basta reagire, basta volerlo, basta stare in mezzo a delle persone positive. Il resto viene da solo, spontaneo. Vi saluto con un “ Arrivederci su qualche campo gara”

 

 

Fabrizio Fracassi  ( io disabile )

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